La mia nuova recensione su XL – La Repubblica dal festival di Berlino.

Il film di Filipe Matzembacher e Marcio Reolon, inserito nella sezione Forum del Festival, racconta la storia di due amici, appena diventati maggiorenni, che durante un viaggio scoprono di essere cresciuti per affrontare le problematiche della vita

di Giacomo Cosua – 09 febbraio 2015

Una spiaggia malinconica come lo sono un po’ tutte durante il periodo invernale, due amici che sono appena diventati maggiorenni e un viaggio per scoprire di essere cresciuti per affrontare le problematiche della vita. Questi gli ingredienti che raccontano Seashore, uno dei film inseriti all’interno della sezione Forum di questa Berlinale. Gran parte del film si sviluppa attorno ad una malinconica e vuota città della costa meridionale del Brasile, non certo quelle del nostro immaginario collettivo, quanto piuttosto a una qualunque città che aspetta il ritorno dell’estate per rinascere con i turisti, gli ombrelloni sulla spiaggia e i bambini che nuotano. In questo film però non c’è nulla di tutto questo.

Mateus è stato inviato dal padre a recuperare probabilmente l’eredità del nonno e per affrontare questo viaggio l’amico Tomaz lo accompagna. La casa dove si recheranno, con una vista mozzafiato sulla spiaggia è del padre di Martin, che nel film non appare mai, anche perché il suo carattere, così come viene descritto è quello di un uomo distante, severo che con la famiglia e con il figlio stesso forse non ha mai propriamente legato. Questo viaggio diventa per Tomaz la scusa perfetta per ricostruire il rapporto con l’amico Mateus che appare in partenza logorato e che una invisibile distanza avvolge i due ma poco a poco questa andrà a dissiparsi. Il vento freddo della spiaggia ci consegna un forte senso di vuoto che viene però riempito però dal forte legame che i due protagonisti man mano che il film si sviluppa iniziano a costruire, più di quanto non fosse in immaginabile alla partenza: un’amicizia quasi logora che vive inizialmente i suoi alti e bassi, fino a diventare qualcosa di molto più profondo.

Filipe Matzembacher e Marcio Reolo,  Mateus Almada, Mauricio Jose Barcellos

Per gran parte del film i sentimenti tra i due amici rimarranno congelati, mentre Mateus dovrà affrontare la sua famiglia che all’inizio lo allontana a causa del comportamento del padre che non ha mai risolto i problemi con la madre, fino ad essere faticosamente accettato dalla nonna. Dalla tensione familiare, il due registi brasiliani ci portano su un altro livello. Il film cresce con una scena, quasi morbosa, dove i due ragazzi inizialmente sembrano masturbarsi uno accanto all’altro sul divano, se non poi scoprire attraverso la ripresa che i due stanno in realtà “smanettando” il joypad della playstation: una metafora perfetta per riassumere il saliscendi di sguardi e dialoghi che ci sono in Seashore.

Le carte di questo film si scoprono verso la fine, dove la sessualità dei ragazzi prende forma. Dapprima una festa nella casa sul mare dove Tomaz e Mateus si ritrovano assieme a degli amici ad ubriacarsi, fino ad arrivare al più classico rituale d’accoppiamento con le ragazze presenti nell’appartamento. Sesso che però Tomaz non farà poiché nel film si capisce che la sua attrazione non è di certo verso le ragazze e così si ubriacherà per evitare l’imbarazzo. All’amico Mateus però non ha mai raccontato nulla del fatto di essere gay: quest’ultimo lo scoprirà, non solo accettando l’omosessualità dell’amico, ma rendendolo “complice” del suo desiderio di scoperta che andrà a suggellare i propri sentimenti verso Tomaz in modo esplicito.

Seashore alla fine è un piacevole e mai scontato che porta ancora una volta in scena i problemi dei giovani nell’affrontare i rapporti con gli altri e con se stessi rendendo esplicita la propria identità.

“Questo film si basa su molte delle nostre esperienze personali, abbiamo preso spunto dalle nostre vite, anche se assolutamente questo non è un film autobiografico – raccontano i dure registi Filipe Matzembacher e Marcio Reolon ad XL -. Per noi lavorare assieme è qualcosa di funzionale, è un processo che portiamo avanti dai tempi dell’università, non c’è conflitto quanto piuttosto un confronto continuo che si basa molto sulla preparazione del film, per poi arrivare sul set con le idee già molto chiare.Abbiamo scelto di rendere esplicito il percorso d’amicizia e poi di scoperta sessuale di Tomaz e Mateus perché per noi era qualcosa di naturale, che faceva parte di questa storia, lasciare lo spettatore nel dubbio non era quello che volevamo raccontare. Abbiamo voluto far vedere con la sceneggiatura che l’accettazione di Mateus dell’omosessualità di Tomaz era qualcosa di assolutamente naturale, che l’amico non avrebbe cambiato il suo tipo di rapporto a causa di questo, ma che appunto grazie a questa scoperta si sarebbe ulteriormente rafforzato. Questo film è in qualche modo uno statement, che speriamo possa aiutare i giovani a raccontare la propria sessualità agli amici come qualcosa di normale, ma anche un messaggio per coloro i quali hanno amici gay e di accettare l’omosessualità come nel film, dove non c’è nessun tipo di conflitto”, sottolineano Filipe Matzembacher e Marcio Reolon.

“Siamo riusciti a costruire i nostri personaggi molto bene perché durante il periodo delle riprese del film abbiamo vissuto proprio nella casa dove il film stesso è stato girato. Non era solamente un set, ma erano le nostre camere da letto prima di tutto. Abbiamo avuto molto tempo per prepararci, per conoscersi, visto che è stata la prima volta che ci siamo trovati a lavorare assieme e questo è stato molto utile per costruire i personaggi”, raccontano invece Mateus Almada e Mauricio Jose Barcellos.

Cosa pensate della scelta di esplicitare nel finale l’attrazione di Tomaz nei confronti dell’amico Mateus, poteva essere scelta una fine diversa oppure no, visto che nella parte finale del film si intuiva poi quello che sarebbe successo?”
“Nella televisione brasiliana da qualche tempo anche il bacio tra due ragazzi è diventato qualcosa di normale, grazie al fatto che in una soap-opera molto seguita c’è stata una scena di questo tipo e la gente poco a poco ha accettato l’omosessualità sullo schermo molto tranquillamente, quasi come dire che se anche in quel programma succede, allora di fatto è la normalità”, spiegano i giovanissimi attori, per noi quindi il fatto che alla fine il tutto è stato raccontato in modo esplicito è qualcosa di normale, da far vedere allo spettatore”.