di Giacomo Cosua12 settembre 2015

Tra le varie opere prime in concorso e in lizza per il Premio Luigi de Laurentis (100.000 dollari per il miglior esordiente), arriva dal Venezuela Desde Allà firmato Lorenzo Vigas: il regista porta in scena le storie che si incrociano di Armando ed Elder, interpretato da Luis Silva, tra i papabili per il Premio Mastroianni come giovane attore.19404-Desde_all___5_-_Luis_Silva

Armando è un uomo freddo, inespressivo di mezz’età che ha un negozio di protesi dentarie, mentre Elder è un ragazzo violento ma allo stesso tempo vulnerabile che vive di espedienti. Desde Allà è un film che indaga sulla relazione tra età differenti, sull’identità sessuale dal punto di vista psicologico emozionale. L’intento del regista di mettere sotto i riflettori il rapporto complicato tra i due protagonisti funziona perfettamente e il film scorre lasciando lo spettatore con un senso di possibile disagio.19400-Desde_all___2_-_Luis_Silva

Armando, oltre a sistemare le dentiere degli anziani vaga per le strade di Caracas con il portafogli pieno di denaro per adescare giovani ragazzini, portarli a casa, guardarli, farli spogliare e infine masturbarsi, ma senza toccarli. La sua vita cambierà con l’incontro di Elder, un ragazzo trovato per la strada in uno dei quartieri poveri di Caracas. Elder però è un violento e una volta a casa con Armando continuerà ad insultarlo dandogli della “checca”, ma allo stesso tempo cerca il modo di guadagnare più soldi possibili, fino a colpirlo, derubarlo e scappare via con il portafogli. Armando (interpretato dal bravissimo Alfredo Castro) viene colpito, non solo fisicamente da Elder e decide di cercarlo di nuovo, non tanto per recuperare i soldi, quanto per instaurare un rapporto con lui che stenterà a decollare. Se all’inizio è Armando che prova ad avere una relazione con Elder, poi le parti si invertono ed è il ragazzino, all’inizio interessato ai soldi di Armando che trova poi in qualche modo nel suo adescatore la figura mancante del padre finito in carcere.

Ma non è il rapporto padre-figlio quello che si delinea in questo film, quanto grazie ad Armando la scoperta dell’omosessualità latente (almeno così pare) di Elder che finisce per innamorarsi di Armando. L’uomo, man mano che frequenta il ragazzo diventa sempre più distaccato, e il culmine arriva dopo che i due hanno un rapporto sessuale e Armando decide, nel modo più meschino e cinico di scaricare il ragazzo, respingendo così l’amore che Elder gli offre su un piatto d’argento. Elder infatti compie un gesto estremo per dimostrare quanto Armando ha cambiato la sua vita e decide di trasformarsi in killer per uccidere il padre di Armando, uomo benestante che nel passato deve aver traumatizzato la vita del giovane Armando, trasformandolo così in un uomo asettico, senza emozioni. Per togliersi di mezzo Elder, oramai diventato ingombrante per un uomo che non riesce a provare nulla, chiama la polizia e denuncia il ragazzo che verrà arrestato dalla polizia, scaricandolo come un sacco d’immondizia.

La prova Alfredo Castro (Armando) è ineccepibile e si incarna perfettamente con il suo personaggio che non prova emozioni e che non riesce neppure a stabilirne con gli altri e quando incontra Elder non riesce a reggere la tensione e lo allontana. Un film su due mondi paralleli che mai si incrociano, da un lato la società benestante e fragile, dall’altra la vita di un ragazzo che vive le regole della strada e che al primo segnale di fiducia viene travolto in modo tragico rovinando la propria vita.

Abbiamo intervistato Lorenzo Vigas, regista esordiente a Venezia.

Cosa si prova ad arrivare a Venezia con il suo primo lungometraggio ed essere accettati tra i film in concorso?
“Mi sento molto fortunato, sapevo che qualcosa di buono lo avevamo fatto, ma forse non ci aspettavamo di arrivare in concorso. Sicuramente è stata una sorpresa per tutti, mi sento fortunato ma allo stesso tempo non è fortuna, il nostro è un percorso fatto di duro lavoro”.

Cosa vuol dire fare un film oggi in Venezuela, ci sono difficoltà?
“Assolutamente, a causa dell’inflazione, che oggi è arrivata al 200%, quando in un paese normale è sul 3-4 % è molto difficile lavorare. Basti pensare che quando ricevi dei soldi per fare un film hanno un valore e dopo due mesi non servono più a nulla, sono svalutati e quindi il problema dei finanziamenti è sicuramente qualcosa da mettere in considerazione. Siamo stati supportati dal CENAC, ovvero il centro di cinematografia del Venezuela. I soldi alla fine arrivano ma le riprese non sono immediate e al momento di fare le riprese bisogna cercare nuovamente altri fondi. Inoltre la delinquenza negli ultimi cinque anni è aumentata vertiginosamente: non è sempre stato così, ma oggi dopo le 8 di sera per le strade di Caracas non c’è più nessuno, non è una città sicura e tutti si chiudono in casa. Quando fai delle riprese di un film bisogna prendere mille precauzioni, ma allo stesso tempo è una delle città più interessanti del Sud America al momento per poter fare un film e questa tensione che c’è tra le classi sociali aiuta a raccontare nuove storie”.

Luis Silva, l’attore protagonista sembra molto integrato con il suo personaggio di ragazzo di strada, oppure ha dovuto lavorare molto per entrare nel ruolo?
“Luis prima di questo film ha fatto un cortometraggio e ha sempre voluto recitare in un lungometraggio. Non possiamo dire che ha esperienza, la sua è una dote naturale ma quando ho incontrato Luis al casting ho capito che avrebbe potuto fare qualunque cosa e penso che nel film sia emerso. Luis viene da un quartiere di periferia molto complicato, ma secondo me è molto versatile, potrebbe benissimo fare la parte di un ragazzo di una famiglia molto agiata. Ho trovato Luis molto velocemente, ma il problema è stato quello di trovare la parte dei suoi amici nel film, abbiamo fatto un sacco di casting in zone molto povere ma poi una volta trovati, abbiamo dovuto fare un workshop di 4 mesi, per prepararli , perché nessuno di loro aveva mai recitato”.

Luis Silva fotografato al Lido da Giacomo Cosua

Nel film non è chiaro se Armando decide di attuare un piano per togliere di mezzo Elder dalla sua vita, è qualcosa che non voleva esplicitare nel film?
“Penso che una delle cose importanti quando si fa un film è far pensare lo spettatore una volta uscito dalla sala. Però non ho pensato a questa possibilità quando ho scritto il film. Armando non riesce a livello emozionale a portare avanti la relazione e quindi decide di rifiutarla. Sono contento però che ci sia questa possibilità nei pensieri del pubblico”.

Questo è un film sulle relazioni impossibili?
“Probabilmente si. La relazione tra i due protagonisti è davvero impossibile, Armando inizia con avere delle necessità emozionali ed è proprio per questo che trova Elder. Armando però non si lascia toccare da nessuno, non vuole avere altri contatti con le persone e quando Elder decide di colpirlo per rapinarlo, succede qualcosa nel cervello di Armando. Scatta così la domanda se una relazione tra i due è davvero possibile. Elder sarà lo spartiacque tra vivere ed essere un fantasma per le strade di Caracas”.

Luis Silva © Giacomo Cosua

Questo film parla anche di omosessualità in Venezuela.
“In generale essere gay in Sud America è ancora un problema perché viviamo in una società machista e l’omosessualità non è accettata come dovrebbe essere. Per me era importante raccontare questa storia proprio per questo tema. Spero che l’uscita di questo film possa suscitare diverse reazioni e creare un dibattito che possa superare le barriere contro l’omosessualità”.